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L’export cresce, aziende artigiane a piccoli passi. CNA-SHV chiede un piano su misura per le PMI

È un quadro a luci e ombre quello che emerge dallo studio Astat sul commercio estero nel 2016: l’export cresce, ma il 90% del fatturato è in mano a 240 aziende. Le 554 aziende artigiane esportatrici procedono a piccoli passi, tutte insieme valgono il 4,5% dell’export.

Da un lato ci sono le cifre assolute, che CNA-SHV ritiene valide: nel 2016 le esportazioni altoatesine sono state pari a 4,434 miliardi di euro, con una crescita rispetto all'anno precedente del +1,5%, La bilancia commerciale, con +202,7 milioni, registra un avanzo per il secondo anno consecutivo. Nella classifica dei prodotti più esportati, le mele conservano la prima posizione, con un valore di 490,9 milioni di euro, pari all'11,1% sul totale dell'export.

Dall’altro lato desta preoccupazione l’analisi Astat sugli operatori economici che vendono all’estero: nel 2016 erano 2.699 (su quasi 42.000 imprese altoatesine non agricole), appena 56 in più rispetto al 2015. Il 50% del valore totale delle esportazioni è gestito da 25 operatori in tutto, il 90% è in mano a 240 aziende. L’80,3% di esportatori ha un fatturato all’estero inferiore a mezzo milione di euro, solo il 2,8% supera i 10 milioni di euro. Il 53,2% degli operatori ha un solo mercato di sbocco. Le imprese artigiane esportatrici sono 554 (su 13.500 aziende artigiane presenti in Alto Adige), pari al 20,5% del totale di imprese esportatrici, ma tutte insieme fatturano appena il 4,5% del totale delle esportazioni. L’analisi per classi di fatturato rivela che l’83,2% delle imprese artigiane esporta somme inferiori a 0,5 milioni di euro annui. Il 69% ha come mercati di sbocco Germania, o Austria o Svizzera.

“Nonostante gli sforzi degli ultimi anni di Provincia, Camera di Commercio ed Eos, quest’ultima confluita nella società unica per l’economia Idm – afferma Claudio Corrarati, presidente regionale della CNA-SHV – le piccole imprese non hanno ancora intrapreso con decisione la strada dell’export. Quelle che lo hanno fatto, hanno fatturati all’estero di modesta entità. È necessario agire su due fronti. Da un lato le 240 aziende altoatesine che totalizzano il 90% del valore delle esportazioni possono creare la filiera corta con le Pmi locali, in testa quelle artigiane, scegliendole come fornitrici e subappaltatrici. Dall’altro lato, l’Idm deve predisporre un piano particolareggiato per accompagnare le piccole e microimprese con prodotti e servizi di nicchia verso i mercati esteri, insistendo anche su una diversa formazione e cultura d’impresa più aperta all’internazionalizzazione e meno concentrata sul mercato locale. Il potenziale delle piccole e microimprese nel commercio estero è notevole e ancora poco sfruttato, ma è quello che può dare una marcia in più all’export altoatesino, visto che i grandi player stanno già viaggiando a ritmi sostenuti”.