TPL_GK_LANG_LOGIN
 
A+ A A-

Centro Studi CNA: imprenditoria femminile, Trentino Alto Adige ultimo in Italia. Necessarie misure che agevolino il lavoro autonomo

Salgono sul podio europeo le lavoratrici indipendenti italiane. Sono seconde solo alle britanniche e si posizionano davanti a quelle di tutti gli altri Paesi “pari taglia” europei: Germania, Francia, Spagna e Polonia. E seconda in Europa l’Italia è anche per incidenza delle lavoratrici indipendenti sul totale dell’occupazione femminile. Nel nostro Paese è pari al 14,6%, dietro la Grecia (21,7%) e davanti a Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Belgio. Ma c’è un dato negativo per il Trentino Alto Adige: è l’ultima regione in Italia per tasso di imprenditorialità femminile, il 23,24% contro una media nazionale del 26,6%. Lo rileva il consueto rapporto annuale su “Le donne che fanno impresa” del Centro studi CNA.

Donne che fanno impresa

“Dallo studio – evidenzia Claudio Corrarati, presidente della CNA del Trentino Alto Adige - emerge che siamo ultimi in Italia per il numero di donne che fa impresa ma come Italia siamo tra i primi d’Europa. Se nel Paese vi sono regioni virtuose dove le donne riescono a fare impresa, in Alto Adige e in Trentino i numeri sono molto più bassi. Da una parte incide forse l’occupazione dipendente che favorisce una facile introduzione nel mondo del lavoro rispetto ad altre Regioni, dall’altra parte è necessario attivare migliori politiche affinché una donna che prova ad essere imprenditrice non debba fare i salti mortali per gestire la professione, gli impegni familiari e quelli privati. Sono necessari fondi e sistemi di contribuzione che permettano alle donne di poter alternare il lavoro con altre attività o per lo meno la possibilità di creare reti per meglio gestire e condividere le necessità”.

Secondo Corrarati “è arrivato il momento che ogni istanza per le imprese femminili ed in generale per le donne non le lasci da sole a cercare soluzioni e a chiedere di essere ascoltate, ma trovi nell’impegno maschile le strade per individuare soluzioni e idee. L’economia oggi sempre più ha necessità di creare sistemi affinché ognuno,  donna o uomo, singolo o con impegni familiari, possa sviluppare un mestiere senza che si debba sacrificare la vita al punto da scegliere tra famiglia e azienda. Non è pensabile che le difficoltà nel fare impresa spingano le donne ad una scelta quasi obbligata verso il lavoro dipendente in quanto beneficiarie di maggiori tutele, che devono essere inserite anche nell’attività datoriale”.

Maria Rosaria D’Agostino, referente di CNA Impresa Donna per il Trentino Alto Adige, lancia un preciso monito: “Anche se il tasso di imprenditorialità femminile in Regione è leggermente migliorato rispetto all’anno precedente, rimane il più basso d’Italia perché deve fare i conti con la più alta percentuale di lavoro dipendente femminile che invoglia molte donne a cercare il posto fisso anziché scommettere sul lavoro autonomo. È una questione di mentalità che si rischia di pagare nel medio e lungo periodo, perché Trento e Bolzano non possono pensare di vivere di rendita sul benessere e sul lavoro dipendente. Occorre intervenire per cambiare modo di pensare e creare le condizioni quadro che agevolino l’imprenditoria femminile. In Trentino stiamo portando avanti per il secondo anno, come CNA, un progetto apposito che accompagni le donne verso l’occupazione autonoma”.

In complesso – rileva lo studio della CNA - sono 2,8 milioni le donne cha, a diverso titolo, fanno impresa in Italia. Rappresentano oltre un quarto delle forze imprenditoriali, il 26,6% per la precisione. Di queste 845.895 sono titolari, 624.491 socie, 1.090.693 amministratrici e 238.682 ricoprono altre cariche. Tra i settori è il commercio a contare la maggiore presenza femminile in valore assoluto (23,7%), seguito da alloggio e ristorazione (10,5%) e attività manifatturiere (10,2%). A livello regionale primeggia la Val d’Aosta (30,2% di donne sul totale della platea imprenditoriale), seguita da Molise, Umbria, Abruzzo e Liguria e, come detto, il Trentino Alto Adige è in ultima posizione. Significativo anche per il 2017 è il contributo delle imprese “in rosa” alla crescita del tessuto imprenditoriale nazionale. A fronte di un lieve calo degli uomini che fanno impresa (-0,1%), il numero di donne è cresciuto dello 0,3%. L’incremento è stato più marcato nel Centro-Sud mentre nelle regioni settentrionali l’andamento è stato leggermente negativo, ma comunque meno consistente del calo registrato dalla componente maschile.  Il settore nel quale più evidente è l’aumento delle donne è quello degli “altri servizi”, che comprende servizi alla persona, servizi sanitari e di assistenza sociale, istruzione. Rimarchevole, però, è anche l’aumento nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, servizi caratterizzati da livelli di istruzione e formazione elevati, nei quali pure il tasso di crescita femminile rimane superiore a quello maschile.