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CNA Storie racconta la startup roveretana Vegea che realizza abiti di alta moda con gli scarti del vino

di Manuela Argentini

Se 10 anni fa vi avessero detto che con gli scarti del vino sarebbe stato possibile creare abiti di alta moda, vi sarebbe sembrato quanto meno assurdo. E invece…

Rispetto per l’ambiente, rispetto per la vita, ecosostenibiltà. E’ su questi principi etici che, nel 2016, tra il Trentino e Milano nasce Vegea, startup produttrice di biomateriali per i settori fashion e design, fondata da Francesco Merlino e dall’architetto Gianpiero Tessitore. Due giovani che nel loro nome avevano segnato il futuro, un po’ magico quanto legato al mondo della moda.

VEGEA è anche il nome del singolare biomateriale, frutto di lunghe ricerche di laboratorio, ottenuto dalla lavorazione della lignocellulosa e degli oli contenuti nella vinaccia.

E chi c’è dietro questo particolare materiale? Francesco Merlino, un nome che sa di magia, nasce e studia a Messina , si laurea in chimica industriale e si trasferisce a Milano dove lavora come consulente ambientale per le aziende, misurandone in laboratorio, l’impatto ambientale sul territorio. E’ proprio una passione la sua, quella del recupero e riciclo. Nel 2014 avvia un progetto di ricerca per la valorizzazione e trasformazione delle biomasse, ovvero dei materiali organici di scarto derivanti da vari settori, in particolare quello della filiera agroalimentare al fine di creare valore aggiunto.

“Si sta andando – racconta Francesco – verso un’economia sempre più ecosostenibile C’è una coscienza ambientale molto profonda dietro la nostra ricerca e nella realizzazione dei nostri prodotti “biobased”, ovvero da materie prime rinnovabili. Negli ultimi anni cresce sempre di più l’esigenza di utilizzare prodotti green e animal free. Vegea – ci spiega – è un biopolimero ottenuto dalla vinaccia con il quale viene realizzato un tessuto tecnico spalmato, che noi vendiamo a vari brand per la realizzazione di prodotti per il fashion e il design”.

Vegea srl, si è classificata seconda all’edizione 2017 del Premio Cambiamenti di CNA dedicato al pensiero innovativo delle neo imprese e lo stesso anno ha vinto il “Global Change Award” di H&M nato per premiare ogni anno i progetti più innovativi dal taglio sostenibile. La società trentina conta oggi 10 dipendenti e sta continuando a investire in ricerca e sviluppo.

Cibo e moda, vino e passerelle, indubbiamente la migliore rappresentazione dell’Italia nel mondo e per Francesco e Gianpiero è questa la via per il Paese. Con Gianpiero che, sin da piccolo è stato affascinato dal mondo della moda e del design, dall’attenzione per la cura dei dettagli, dal connubio tra arte e moda che gli stilisti italiani riuscivano a trasmettere. Quell’Italia legata tanto al territorio, ai suoi prodotti, al cibo e alla terra e, tra questi, quello forse più trasversale addirittura della pasta, è il vino. Hanno sempre sognato Francesco e Gianpiero, il modo di unire questi mondi, legandoli alla natura, un’economia pensata per potersi rigenerare da sola nel rispetto di tutto e tutti.

“La circolarità dell’economia – ci dice Francesco – offre, e offrirà, enormi opportunità nello sviluppo economico dei paesi con una particolare e doverosa attenzione alla salvaguardia del pianeta. In un mondo sempre più inquinato e sovraffollato da rifiuti di ogni genere, la trasformazione e valorizzazione delle biomasse è una scelta profondamente morale e puntare su questo tipo di investimenti sarà oltre che etico, remunerativo”.

Uva, vino, moda, pelle, tessuti, lavoro, impresa, territorio, rispetto per l’ambiente e crescita economica, parole al centro della vita di Francesco e Gianpiero che hanno voluto regalare una bella magia al nostro Paese.