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Contributi alle piccole imprese, sistema da rivedere. Corrarati: "Un terzo delle domande non accolte per mancanza di risorse o perché non soddisfano i requisiti. Meglio gli sgravi fiscali"

CNA-SHV esprime perplessità sull’esito del bando 2018 per i contributi alle piccole e micro imprese, reso noto oggi. Il Dipartimento economia della Provincia ha accolto positivamente 222 domande delle 344 pervenute entro il 30 giugno. Complessivamente alle aziende destinatarie, che possono ricevere un massimo del 20% dei costi ammessi, arriveranno 6 milioni di euro, come sostegno a investimenti programmati pari a 30 milioni di euro

Analizzando le graduatorie, emerge che i 2,5 milioni per imprese dell’artigianato e dell’industria fino a nove dipendenti sono stati assegnati a 104 aziende, mentre 14 sono rimaste escluse per mancanza di fondi. I 2,5 milioni per aziende di artigianato e industria fra 9 e 49 dipendenti sono stati assegnati a 66 imprese, ne rimangono fuori 47 per risorse esaurite. Il milione di euro dedicato alle imprese del commercio e dei servizi è stato distribuito a 52 aziende, mentre 19 sono rimaste escluse. Risultano, inoltre, 42 imprese che non soddisfano i requisiti.

“La prima considerazione – commenta Claudio Corrarati, presidente della CNA-SHV – è che su 42.000 imprese non agricole, potenzialmente beneficiarie dei contributi a fondo perduto, alla fine lo ricevono soltanto 222 richiedenti su 344. Il plafond di 6 milioni di euro, se davvero si vogliono stimolare gli investimenti anche in digitalizzazione e innovazione di processo e di prodotto delle piccole e micro imprese, è insufficiente. Il fatto che in graduatoria risultino molte imprese con punteggio zero e ben 42 che non soddisfano i requisiti, dovrebbe far riflettere la prossima Giunta provinciale sull’opportunità di modificare i criteri di accesso e di valutazione delle istanze”.

“La seconda considerazione – aggiunge Corrarati – è che comunque questo tipo di incentivo a bando, che alla fine premia soltanto 222 piccole imprese in un anno, sembra non essere una misura efficace. È da valutare se non sia più opportuno puntare ancor di più sugli sgravi fiscali, che già adesso valgono 400 milioni di euro di minori entrate per la Provincia e minori uscite per le imprese in termini di tasse. I 6 milioni del bando per i contributi a fondo perduto potrebbero essere dirottati su nuove forme di sgravi fiscali, come l’abbattimento dell’Imi sugli immobili strumentali delle imprese. In tal modo, non ci sarebbero aziende escluse per mancanza di fondi o di requisiti e anche le piccole imprese avrebbero in cassa i capitali necessari per investire senza incentivi provinciali”.