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Richieste CNA al governo: "Servono misure per la crescita e per ridare fiducia alle PMI". No al salario minimo per legge, stop ai contratti pirata. Cnel da tutelare

“CNA ha sollecitato il governo a definire i contenuti dell’annunciato disegno di legge rivolto alle piccole imprese per facilitare la crescita, tutelare il Made in Italy, favorire l’internazionalizzazione e i nuovi strumenti di finanza. Va rapidamente contrastata la tendenza negativa dell’economia e recuperata la fiducia delle imprese. CNA ha sollecitato, inoltre, l’attenzione alla manifattura e al rilancio degli investimenti pubblici”. Lo fa sapere Claudio Corrarati, presidente della CNA Trentino Alto Adige, a margine dell’incontro al ministero dello Sviluppo economico tra le associazioni d’impresa e il vicepremier Luigi Di Maio.

CNA, tramite Rete Imprese Italia in audizione alla Commissione Lavoro al Senato, ha manifestato anche parere contrario sulle proposte di legge finalizzate a introdurre un salario minimo “perché colpirebbe la contrattazione collettiva provocando un’alterazione degli equilibri economici e negoziali faticosamente raggiunti e finirebbe per penalizzare i lavoratori. Ciò senza peraltro riuscire a combattere il fenomeno del lavoro nero né a risolvere la questione dei working poor”.

Per CNA Trentino Alto Adige “la contrattazione collettiva, che copre praticamente la quasi totalità dei lavoratori, è in grado di garantire trattamenti economici in linea con le situazioni economiche di mercato dei singoli settori e coerenti con le qualifiche dei lavoratori e l’andamento della produttività dei diversi comparti. L’introduzione di un salario minimo legale è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi ne favorirebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, si creerebbe uno squilibrio nella negoziazione degli aumenti salariali. In entrambi i casi il risultato sarebbe un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Inoltre, il salario minimo per legge vanificherebbe gli sforzi della contrattazione collettiva per individuare soluzioni alle mutevoli esigenze organizzative e di flessibilità delle imprese e rischierebbe di colpire tutele collettive e sistemi di welfare integrativi in favore dei dipendenti, come quelli applicati nei settori dell’artigianato, Pmi e del terziario. È il caso dei contratti collettivi sulle prestazioni bilaterali che determinano vantaggi economici per i dipendenti ben superiori alla sola quota di contribuzione”.

Secondo CNA “la priorità consiste nell’evitare la proliferazione di ‘contratti pirata’ sottoscritti da Organizzazioni prive di rappresentatività e non presenti nel Cnel, che generano dumping contrattuale e determinano l’applicazione di salari non congrui rispetto a quelli dei contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni realmente rappresentative”.  A proposito di Cnel, la CNA ha ribadito che “in quanto Garante, auspice e parte attiva della collaborazione sociale, il Cnel rimane una struttura indispensabile per l’Italia, che si deve ovviamente adattare alle nuove esigenze ma non può essere rimessa in discussione, come accaduto in passato, né l’istituzione né la sua natura costituzionale”.