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CNA Agroalimentare. Caffè? Si, grazie. Il 95% degli italiani non ci rinuncia

Da soli o in compagnia. Come rituale quotidiano in solitaria o come momento di condivisione e aggregazione. In casa, in ufficio, al bar. I modi di vivere la pausa caffè sono molteplici ma di certo c’è che il 95% degli italiani non ci rinuncia.

L’Eurostat rivela che al mondo si consumano ben 3 miliardi di caffè e oggi, 1° ottobre, è la sua giornata internazionale. Le principali aziende italiane hanno avviato delle campagne e anche molti amanti del caffè si sono mobilitati. Ad esempio, i partecipanti all’iniziativa “Meet with a poem” riceveranno in cambio un caffè o un tè scrivendo una poesia con i propri amici nei locali aderenti. Un progetto che parte da una azienda familiare austriaca e che in quattro anni ha preso piede in oltre 25 Paesi incoraggiando a prendersi una pausa dai propri cellulari e a riscoprire le connessioni reali.

Un vero e proprio ‘italian way of life’ quello del caffè che vede il nostro Paese in seconda posizione, dopo la Germania, tra i maggiori produttori degli Stati dell’Unione europea. Con 414mila tonnellate il nostro Paese si attesta al 23% della produzione dell’Ue mentre i tedeschi ne hanno prodotto 551 mila tonnellate (31% della produzione totale dell’Unione).

Nonostante nel 2018 nell’Unione europea la produzione sia stata superiore a 1,8 milioni di tonnellate, il dato è inferiore del 3% rispetto a 10 anni fa. Le importazioni dall’estero sono infatti cresciute del 12% nello stesso arco di tempo raggiungendo i 7,8 miliardi di euro.

Il prezzo del caffè è ai minimi storici degli ultimi 15 anni e l’International Coffee Day 2019 ha deciso di lanciare una raccolta firme su change.org al grido #coffeepledge in favore di milioni di piccoli coltivatori che nelle piantagioni di caffè lottano per sopravvivere, ricavando un centesimo per tazzina venduta.

Questa bevanda, che ha nella Finlandia il suo primo consumatore e nel Brasile il maggior produttore, ha ispirato compositori e cantanti (da Sebastian Bach a Pino Daniele) e tutt’oggi non smette di avere assidui consumatori, anzi, veri e propri adoratori. Sarà per questo che venne bollato dalla Chiesa come “bevanda del diavolo”?