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CNA Costruzioni. Nuovo regolamento Appalti Pubblici, ecco la prima bozza

Sono 259 articoli distribuiti in 208 pagine (dimensione già corposa): ecco lo schema di regolamento appalti che la ministra delle Infrastrutture vuole portare a versione definitiva entro il 15 dicembre. Un tempo molto stretto che, nelle intenzioni della De Micheli, dovrebbe servire anche alla complicata missione di snellire il testo.

Dal momento in cui il testo assumerà una veste definitiva scatterà l'iter per l'approvazione. Un percorso scandito da molti passaggi che potrebbe portare via anche diversi mesi. Il testo, che prenderà la forma di un Decreto del Presidente della Repubblica (Dpr), deve ricevere in prima istanza il «concerto» del ministro dell'Economia oltre al parere della Conferenza Stato Regioni. Serviranno poi il parere del Consiglio di Stato e quello delle commissioni parlamentari competenti prima dell'approvazione finale in Consiglio dei ministri.

Alla base della primissima bozza del regolamento unico sugli appalti cui sta lavorando la commissione nominata dal Ministro De Micheli c'è l'idea di premiare le imprese più solide e semplificare molto l'assegnazione dei micro-contratti. Da questo punto di vista, la bozza sembra figlia dei tempi di crisi che il settore, perlomeno tra i cantieri, vive da più di dieci anni. Il provvedimento riguarderà lavori, servizi e forniture, coprendo un mercato che nel 2018 ha mosso 139 miliardi ed è atteso da migliaia di pubbliche amministrazioni e imprese. La speranza sarebbe quella di avere una bussola unica per orientarsi nella giungla di norme che governano il settore dopo che il decreto Sblocca-cantieri ha mandato in pensione le linee guida dell'Anticorruzione, senza però archiviarle del tutto.

Difficile però che questo obiettivo venga raggiunto senza un ulteriore sforzo di semplificazione.Al momento il provvedimento si compone di 259 articoli. Un numero probabilmente destinato a lievitare nel corso delle prossime settimane, alla luce del confronto che la commissione ministeriale è chiamata a svolgere con gli operatori del settore per evitare il rischio di rigetto di un provvedimento calato dall'alto, nonostante la ministra De Micheli abbia chiesto di snellire ulteriormente il testo.

Nella bozza del provvedimento le principali novità riguardano soprattutto l'assegnazione dei piccolissimi contratti (sotto i 40mila euro) dove l'obiettivo sembra quello di snellire ancora di più le procedure, riducendo i controlli a carico degli enti. Parliamo degli appalti al di sotto dei 40mila euro che possono essere affidati, senza gara, a imprese di fiducia dei funzionari pubblici. Il regolamento alleggerisce i controlli "suggeriti" dalle linee guida dell'Anticorruzione e prevede che questi contratti possano essere assegnati verificando che le imprese posseggano davvero solo alcuni dei requisiti auto-dichiarati e previsti per gli appalti di maggiore importo (in particolare condanne penali e violazione degli obblighi fiscali e contributivi) lasciando da parte gli altri. Procedure più semplici anche per la fascia di importo tra 40mila e 150mila euro, dove i funzionari possono aggiudicare l'appalto dimostrando di aver consultato tre preventivi.

La bozza di regolamento precisa innanzitutto che i preventivi devono essere richiesti in forma scritta, anche se «con modalità informale» e che la verifica sulla bontà dell'offerta («congruità») è limitata agli aspetti relativi a costi della manodopera e al rispetto della sicurezza. Confermato il principio di rotazione che, per evitare il consolidamento di rendite di posizione, impone già ora di non invitare alle gare il titolare dell'appalto uscente. Anche qui c'è però qualche semplificazione per i micro-affidamenti.

Mentre le linee guida dell'ANAC consentivano di derogare al divieto per gli appalti al disotto di mille euro, ora la soglia sale a cinquemila euro. Nonostante le proteste delle imprese, che chiedono a gran voce di basarsi su parametri oggettivi, viene mantenuta anche la possibilità di usare il sorteggio per scremare i concorrenti da invitare alle procedure negoziate.

Un'altra novità di rilievo riguarda il settore delle costruzioni, che ha pagato in maniera più severa gli effetti della crisi economica, con migliaia di imprese uscite dal mercato, big in difficoltà e ripercussioni pesanti anche sull'andamento dei cantieri, spesso messi sotto scacco anche dalla fragilità finanziaria delle imprese.

Qui l'idea è quella di incentivare la ricerca di solidità patrimoniale, garantendo un "vantaggio competitivo" alle imprese che dimostrano di avere spalle larghe. Gli incentivi consentiranno alle imprese con le carte in regola da un punto di vista finanziario di scalare le classifiche di qualificazione accedendo ad appalti di importo maggiore rispetto ai diretti concorrenti. A essere presi in considerazione saranno patrimonio netto, liquidità e redditività. Il primo trampolino sarà messo a disposizione dei costruttori con un patrimonio netto pari ad almeno il 5% della cifra d'affari annuale. Chi garantirà una percentuale del 10% potrà saltare ancora più in alto.

La norma non scatterà però subito. Entrerà in vigore solo un anno dopo il varo del regolamento.Un cuscinetto analogo è previsto per la misura che impone di avere solo direttori tecnici laureati per le imprese intenzionate a realizzare opere superiori a 2,5 milioni di euro.Anche le classifiche cambiano. Passano da 10 a 12, con l'introduzione di due nuove fasce intermedie a 7,5 e 12,5 milioni di euro.Come previsto, la bozza assorbe anche le linee guida con cui l'ANAC aveva disegnato (al rialzo) l'identikit dei funzionari pubblici che sovrintendono a gare e cantieri (RUP), indirizzandone l'attività.

Qui la ricerca di semplificazione si traduce in un alleggerimento dei requisiti professionali previsti in base all'importo dei contratti. Sparita anche la richiesta di dimostrare competenze di project management per la gestione degli appalti più complessi.