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Finita la solidarietà dai balconi, c'è il tutti contro tutti. L'articolo del presidente Claudio Corrarati sul quotidiano Alto Adige

Articolo pubblicato sul quotidiano Alto Adige del 25 ottobre 2020.

Mesi fa, quando eravamo tutti in pieno lockdown, dai balconi sventolavano frasi di amore e vicinanza. I vicini erano tornati a volersi bene; anche nel condominio non vi erano più nemici, ma solo amici.

Una fase bella, quasi idilliaca, che ha portato a valorizzare come il nostro Paese fosse unito, come nelle difficoltà tutti noi potessimo insieme fare un passo avanti e superare le crisi.

Oggi qualcosa è cambiato. Stiamo rivivendo paure e blocchi parziali che avevamo iniziato a conoscere nei primi mesi dell’anno. La differenza di oggi,  però, è che quella solidarietà di inizio anno sta venendo meno. Nel momento in cui si viene a conoscenza di potenziali contagiati, si cerca di non essere coinvolti nel cosiddetto “cerchio del contratto ristretto” per timore di rientrare nella lista nera delle persone che dovranno andare in quarantena e sottoporsi al tampone. Con questo comportamento, però, si rischia di lasciare nelle aziende, nelle scuole, nelle società sportive persone che, potenzialmente, potrebbero proseguire con la catena del contagio.

Sono diversi i casi che ciascuno di noi sta ascoltando in questi giorni: da chi aspetta 5-6 giorni per l’esito del tampone a chi finisce in quarantena senza ulteriori accertamenti, da chi decide di continuare la sua vita professionale o del tempo libero senza avere l’esito degli esami e poi magari risulta positivo, a chi, per necessità, è costretto a violare la quarantena.

Mentre prima tutti eravamo uniti, oggi sembra che nessuno conosca o abbia frequentato la persona che sta al suo fianco. Facendo così, però, rischiamo di mettere in difficoltà l’intero sistema, accelerando situazioni che potrebbero essere di difficile gestione. Nessuno vuole più perdere ore di lavoro, nessuno vuole essere fermato, nessuno vuole che si fermi il figlio perché non sa come gestire la sua permanenza forzata a casa. Chi può e se la sente, rischia e fa rischiare gli altri.

Tutti argomenti legittimi e anche in parte comprensibili, pur se da condannare. Serve, allora, una gestione nuova dell’emergenza da parte del Governo e della Provincia,  capace da subito di dare certezza e strumenti nuovi ai cittadini e alle aziende per gestire le loro difficoltà, a cominciare da test rapidi che consentano ai sani di non fermare la loro vita.

Chiaramente anche l’economia può e deve fare la sua parte con azioni mirate di sostegno integrativo attraverso nuovi patti con la politica e le parti sociali; la cooperazione può mettersi con maggiori risorse al servizio dei cittadini per far fronte proprio alle difficoltà di gestione dei tempi e degli impegni familiari rispetto alle quarantene vissute o subite.

Dobbiamo fare subito questi ragionamenti e individuare in tempi brevissimi azioni conseguenti e concrete, altrimenti si creerà una sorta di gioco a “nascondino”, che porta alcuni a non farsi fa trovare e rintracciare nella cerchia dei cosiddetti “contatti stretti”, evitando quarantene e tamponi.

La solidarietà dei balconi è venuta meno in questo inizio d’Autunno, una distanza che deve essere subito colmata da una forte vicinanza da parte del sistema pubblico, con nuove forme di assistenza e nuovi servizi che permettano di non lasciare sole con i loro problemi famiglie e aziende, fatte di persone che, alla fine,  cercano sempre una scappatoia per evitare il problema. Le scappatoie, purtroppo, si traducono in contagi e pertanto è necessario ripristinare subito quello spirito di solidarietà che deve trovare Stato, Regione, Provincia, Comuni pronti e in campo con soluzioni per non fermare le famiglie e l’economia. Una grande sfida che deve essere prontamene affrontata per evitare che la soluzione più facile diventi anche l’unica praticabile, ovvero “blocchiamo tutto”.

BAlconi