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50 anni Epasa-Itaco, patronati indispensabili per il futuro

La crisi legata all’emergenza Covid ha rotto definitivamente il patto sociale e ora bisogna scriverne uno nuovo. In questo contesto fondamentale sarà il ruolo del patronato Epasa-Itaco, forte della sua storia lunga 50 anni.

 

“Se in questi decenni sono cambiati il mondo e l’Italia – afferma il presidente di CNA Trentino Alto Adige nonché consigliere di amministrazione di Epasa Itaco a livello nazionale Claudio Corrarati – dall’altra le esigenze delle persone sono rimaste le stesse, ovvero il bisogno di una rete di protezione, di sicurezze e certezze familiari”.

Il lavoro svolto dal patronato Epasa-Itaco, anche in Alto Adige, nel corso di questo anno di pandemia è stato straordinario. “Quando gli enti pubblici hanno chiuso i loro uffici, noi siamo rimasti vicini alle persone e abbiamo fornito loro risposte e sostegno concreto nell’accesso alle informazioni e agli aiuti – commenta la direttrice del Patronato Epasa Itaco di CNA SHV Alto Adige Siglinde Riegler – È questo il ruolo istituzionale del patronato, ma lo abbiamo ampliato supplendo anche alle carenze delle istituzioni. Come era naturale e necessario, abbiamo assistito ad una moltiplicazione degli interventi economici. Una vera e propria esplosione di bonus, spesso però senza una reale regia”.

Se da una parte la pandemia ha rappresentato un evento drammatico imprevisto, dall’altra è stata anche un grande acceleratore di novità. “La società invecchia e servono strumenti nuovi per permettere alle persone di vivere una vita dignitosa – aggiunge Corrarati -  Il patronato sarà indispensabile anche nel futuro, ma non potrà essere quello del passato. Ci sono trasformazioni in atto che necessitano di studiare e approfondire tematiche che possano ricucire la società”. Il PNRR è la sfida principale del prossimo futuro. Tra i driver di investimento c’è di sicuro la digitalizzazione. “Uno strumento che deve essere governato ed utilizzato con il chiaro e condiviso obiettivo di semplificare l’accesso ai diritti e l’adempimento dei doveri, tenendo sempre le persone al centro dei processi, altrimenti si rischia una ulteriore marginalizzazione dei soggetti più deboli”, dichiara ancora Riegler.  “Bisogna però stare attenti ai rischi che comporta la disentermediazione – conclude Corrarati – Anche se si dà ai cittadini la possibilità di accedere direttamente ai servizi, bisogna tener presente che questi dentro a reti complesse hanno comunque bisogno di orientamento. In questo contesto, il ruolo del Patronato, attraverso la presenza capillare sul territorio, è anche quello di reintermediare quello che la tecnologia disintermedia”. I patronati diventano così “sentinelle con la capacità di mappare i bisogni dei cittadini”.