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CNA Agroalimentare: ristorazione, tra Natale e Capodanno oltre un miliardo andato in fumo

Oltre un miliardo di euro andato in fumo. E solo per i mancati introiti di Natale e Capodanno. Tanto è costata alle attività di ristorazione, secondo le nostre prudenti stime, la sostanziale chiusura nelle festività a cavallo di fine anno. Un danno che amplifica le ingenti difficoltà di un settore tra i più penalizzati dalle restrizioni per contenere i contagi.

Dopo le chiusure per decreto durante il lockdown nazionale, le attività di ristorazione dal 26 ottobre scorso sono costrette ad abbassare le serrande alle ore 18 e ridurre da sei a quattro il numero di persone raccolto intorno a un tavolo anche nelle zone arancione nonostante lo scrupoloso rispetto dei protocolli per la sicurezza che hanno comportato investimenti e riduzione dell’offerta allo scopo di assicurare il necessario distanziamento e tutelare la salute di tutti.

CNA Agroalimentare: “La chiusura natalizia costa un miliardo alle attività di ristorazione. Urgente un tavolo per misure strutturali”

Soltanto il pranzo di Natale e il cenone del 31 dicembre rappresentano una perdita secca di circa un miliardo per le attività di ristorazione che resteranno chiuse dal 24 dicembre al 6 gennaio. Un danno che amplifica le ingenti difficoltà di un settore tra i più penalizzati dalle restrizioni per contenere i contagi. Dopo le chiusure per decreto durante il lockdown nazionale, le attività di ristorazione dal 26 ottobre scorso devono abbassare le serrande alle ore 18 e ridurre da 6 a 4 le persone per ogni tavolo anche nelle zone arancione nonostante lo scrupoloso rispetto dei protocolli per la sicurezza che hanno comportato investimenti e riduzione dell’offerta per assicurare il necessario distanziamento.

CNA Agroalimentare sollecita l’apertura di un tavolo sull’intera filiera agroalimentare per definire una serie di robusti interventi strutturali in una logica sistemica per dare prospettiva a un settore vitale per l’intera economia italiana. Non meno importante la definizione di un chiaro quadro su tempi e modalità delle riaperture dopo le festività natalizie.

Etichettatura nutrizionale, la guerra nella Ue continua

CNA Agroalimentare apprezza decisamente l’impegno in sede europea del governo italiano, e in particolare della ministra Teresa Bellanova, contro l’etichetta nutrizionale a colori sul modello del Nutriscore francese. Un modello che, come ha spiegato la ministra, è frutto di un approccio non neutrale. E’, inoltre, incomprensibilmente punitivo rispetto alle eccellenze agroalimentari italiane e non assicura un’informazione corretta a garanzia dei consumatori e dei sani stili di vita.

Etichette alimentari, CNA al fianco del governo nella “disfida” con la Francia

“L’attacco dei media francesi al sistema di etichettatura dei prodotti alimentari proposto dall’Italia è ingiustificabile. Al centro del sistema italiano sono le esigenze dei consumatori. Valore scientifico, educazione alimentare, acquisto consapevole sono i principi del sistema a batteria che tende non a spaventare ma a informare, indicando le singole quantità, a esempio di sale, contenute nei prodotti. Del tutto discutibile invece il sistema francese a semaforo che, per fare un esempio, identifica il parmigiano reggiano, di cui è nota l’alta qualità, con il colore rosso e la coca cola light con il verde. In sede europea si prospetta un’autentica disfida. Di certo l’Italia continuerà a puntare, come ha sempre fatto, sulla qualità riconosciuta in tutto il mondo del mangiare&bere Made in Italy e quindi sulla dieta mediterranea, sui prodotti a Indicazione geografica Dop/Igp, sui prodotti tradizionali e su una alimentazione informata, in barba a inutili allarmismi che tendono a demonizzare non la quantità ma i prodotti. E su questa battaglia il governo ci troverà sempre al suo fianco”. Lo dichiara il presidente di CNA Agroalimentare, Mirco Della Vecchia.