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Export, boom delle micro imprese. CNA-SHV: percorsi scolastici e NOI Techpark per sostenere le PMI esportatrici

Il numero di micro-imprese esportatrici è cresciuto significativamente negli anni della crisi. Nel 2015 il 14,3% delle micro-imprese manifatturiere era presente sui mercati esteri, cui hanno avuto il coraggio di guardare, vista la crisi della domanda interna. Oltreconfine queste imprese realizzavano circa il 9,5% del proprio fatturato. Quote importanti, che potrebbero essere sicuramente più alte se i piccoli fossero accompagnati da politiche di sostegno.

Sono i risultati dell'Osservatorio Export condotto dal Centro Studi CNA. Nessun mercato è lontano per le micro e piccole imprese - si legge nell'Osservatorio - che esportano e che non guadano più solo all'Europa: in Asia Orientale, per esempio, le imprese sotto i 10 addetti realizzano il 10% del fatturato. Più delle grandi imprese, quelle sopra i 250 addetti: la loro quota di fatturato in quest’area non supera l’8,4%.

“I piccoli esportano in relazione alla qualità ed eccellenza del prodotto – commenta Claudio Corrarati, presidente regionale di CNA-SHV -. Abbiamo necessità di rivedere i programmi didattici e i percorsi scolastici per formare giovani che supportino le aziende che puntano su mercati esteri. Anche il NOI Techpark tenga conto di questo studio per capire meglio quale supporto può essere dato alle piccole aziende locali”.

L’Osservatorio export della CNA evidenzia che nel 2016 le esportazioni hanno accompagnato la crescita dell’Italia con vendite all’estero dei beni e servizi pari a 416,9 miliardi di euro, in aumento dell’1,1% rispetto al 2015. La crescita dell’export italiano è risultata diffusa all’interno dei settori manifatturieri che, insieme, costituiscono il 96% delle nostre vendite all’estero: fatta eccezione per la produzione di prodotti petroliferi e la fabbricazione di apparecchi elettronici e ottici, le esportazioni sono infatti aumentate in tutti i comparti.

Il contributo delle PMI italiane all’export totale raramente viene citato ma è tutt’altro che trascurabile. Le loro esportazioni rappresentano infatti il 53,7% del totale. Di questa quota, poco meno della metà (24,2%) è creato dalle micro e piccole imprese (MPI), ovvero dal segmento dimensionale con meno di 50 addetti.

In molti ambiti produttivi il contributo delle PMI supera ampiamente i cinquanta punti percentuali. È il caso dei comparti più tradizionali del Made in Italy (le produzioni in legno, i mobili, il tessile e gli alimentari) ma anche dei settori a più alto contenuto tecnologico e valore aggiunto, che rappresentano il cuore delle nostre esportazioni (meccanica, metallurgia, chimica).

“La distribuzione delle esportazioni delle piccole imprese – evidenzia l’Osservatorio - non presenta differenze significative rispetto a quella delle imprese più grandi anche nelle aree geografiche più lontane. La distanza geografica dei mercati di sbocco non rappresenta quindi un vincolo insuperabile per le imprese più piccole, erroneamente considerate incapaci di raggiungere mercati diversi da quelli europei. In definitiva, a dispetto della dimensione ridotta le PMI italiane presentano una proiezione internazionale che appare notevole. Ciò è vero soprattutto quando si considerano solo le imprese manifatturiere. La loro presenza sui mercati internazionali è però nella maggior parte dei casi frutto di scelte individuali e poco consolidata. La posizione competitiva delle PMI all’estero è sicuramente migliorabile ma è necessario un sistema di promozione, disegnato per loro, in grado di accompagnarle verso strategie di internazionalizzazione nel selezionare mercati e interlocutori commerciali”.

“In Alto Adige - commenta Claudio Corrarati, presidente regionale della CNA-SHV – dobbiamo riflettere sui percorsi di preparazione dei giovani tenendo conto che le Pmi italiane brillano nelle esportazioni di alimenti, macchinari, tessile. Mestieri che legano il tessile e la lavorazione e produzione di prodotti tessili devono ritrovare in questo territorio una possibile opportunità di crescita”.